• paola gaudio

Cicatrici Invisibili - La violenza Psicologica e Morale


Si sente parlare di violenza fisica contro le donne, soprattutto in occasione del 25 Novembre, Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne. Tuttavia, è più raro che venga affrontato il tema di un altro tipo di violenza, più subdola, meno evidente, ma in grado di lasciare ferite altrettanto profonde: la violenza psicologica e morale.


La psicologia del senso comune, quelle spiegazioni che spesso cerchiamo in amici, parenti, conoscenti a ciò che ci succede quotidianamente, definisce il fenomeno come una sorta di “brutto carattere”, tuttavia va sottolineato come esso sia inquadrabile in un proprio abuso emotivo. Si tratta di una violenza reale 
che ha come elemento comune un meccanismo di sopraffazione che nel tempo mina il valore personale, il senso di identità, la dignità e l’autostima di un’altra persona.


Ma in che modo è possibile ridurre la vittima in questo stato? Quali sono le strategie che l’abusante adotta? Vediamole insieme.


SQUALIFICARE: sospiri esagerati, alzate di spalle, sguardi di disprezzo, non detti, allusioni malevole, non guardare qualcuno, non salutarlo, non rivolgere più la parola.


SCREDITARE: per annientare l’altro lo si ridicolizza, lo si umilia, lo si copre di sarcasmi, ci si fa beffe di una debolezza o un insuccesso.


UMILIARE E CRITICARE: svalutare continuamente il lavoro, gli studi, gli interessi, i risultati conseguiti come se non significassero niente o fossero considerati qualcosa di non rilevante; commenti negativi sull’abbigliamento; insulti veri e propri alla persona ricorrendo a un linguaggio volto a sminuire l’altro e a farlo sentire piccolo e insignificante; tentativi costanti di agire in modo superiore e migliore dell’altro anche ricorrendo a sarcasmo e a messe in ridicolo in situazioni sociali.


INFLUENZARE: indurre l’altro a comportarsi in modo diverso da come avrebbe fatto spontaneamente. La prima tappa consiste nel far credere all'interlocutore che è libero, anche se si tratta di un'azione ingannevole. È frequente che la persona violente a livello verbale ed esplicito affermi la libertà dell’altro, per poi negarla ad un livello implicito e con le azioni ( “tu sei libera di fare tutto quello che vuoi”, per poi accendere forti conflitti e litigi quando la vittima afferma questa sua libertà, ad esempio, organizzando un’uscita con le amiche).


MANIPOLARE: l’obiettivo è destabilizzare l'interlocutore e farlo dubitare di sé e degli altri attraverso i sottointesi, la menzogna, le inverosimiglianze.


ALLUSIONE: lanciare messaggi senza compromettersi; più che una menzogna diretta, si utilizzano una serie di sottintesi, di non detti, volti a costruire un malinteso da sfruttare poi a proprio vantaggio.


DERESPONSABILIZZAZIONE: risparmiarsi qualunque conflitto interiore o stato d'animo negativo, addossando all'altro la responsabilità di ciò che non va. La vittima diventa capro espiatorio, responsabile di tutto il male. Ad esempio, se la vittima prova a mettere in campo un eventuale dubbio sulla persona violenta, come chiedere “mi tradisci?” è frequente che la risposta sia costituita da una frase come la seguente: "per sospettare che io ti tradisca, bisogna che abbia tu qualcosa da rimproverarti, forse sei tu a tradirmi!". Inoltre, la persona psicologicamente violenta tende ad attribuire alla vittima la causa della sua rabbia e del suo comportamento “se reagisco così è perché tu mi fai arrabbiare!”. Ancora, con questa strategia è possibile dire qualsiasi cosa, anche di carattere aggressivo, ma addossare all’altro una errata interpretazione del messaggio: “non ti ho offeso, sei tu che prendi tutto troppo sul serio”.


ISOLAMENTO: recidere ogni possibile alleanza, attraverso un discredito di tutte le persone vicine (familiari o amici), o mettendole contro facendo appello a una sua instabilità psicologica.


TRASCURATEZZA EMOTIVA: indifferenza nei confronti della sofferenza e del bisogno di aiuto perché giudicato come eccessivo.


VIOLENZA VERBALE ESPLICITA: minacce, insulti, calunnie.


COMUNICAZIONE PERVERSA: comunicazione basata su alcuni elementi. La contraddizione: si dice una cosa a livello verbale e si esprime quella opposta a livello non verbale. Il discorso paradossale è costituito da un messaggio esplicito e da uno sottointeso, di cui l'aggressore nega l'esistenza. La destabilizzazione, cioè negare fatti realmente accaduti, spingendo la vittima a dubitare di se stessa mediante una strategia comunicativa volta a farle credere di essere pazza. Il messaggio è deliberatamente vago e impreciso, tale da alimentare la confusione. La negazione: si dice qualcosa che immediatamente si nega. Se la vittima cerca di parlare dei suoi dubbi viene trattata da paranoica che interpreta tutto per il verso sbagliato.


RIFIUTARE LA COMUNICAZIONE DIRETTA: rifiutare di parlare del conflitto, di discutere; utilizzo della tattica del silenzio, interrompendo la comunicazione e ignorando i tentativi di dialogo. Sottrarsi al dialogo è un modo abile per aggravare il conflitto, addossandone la responsabilità all’interlocutore. È un modo per dire, senza esprimerlo a parole, che l’altro non interessa o addirittura che non esiste. Nella misura in cui queste aggressioni sono indirette, inoltre, è difficile per la vittima difendersene.


CONTROLLO degli spostamenti e pretesa di una risposta immediata a chiamate o messaggi; controllo di internet, dei social network, delle email, dei messaggi e delle chiamate per monitorare le interazioni sociali; tendenza a impartire ordini e lezioni su ciò che è giusto fare in diversi ambiti, per esempio in merito all’abbigliamento, scegliendo cosa la vittima può o non può indossare quando esce; gelosia patologica: tendenza a esercitare un dominio e un possesso nei confronti dell’altro.


Se queste sono le strategie dell’uomo abusante, quali sono le emozioni della vittima di tali meccanismi?

Sentimento comune è quello di colpa. La vittima si chiede spesso cosa abbia fatto di male per meritare tali soprusi e spesso quanti sono i vicini alla vittima rafforzano questo senso di colpa: confusi anch'essi, esclusi dal meccanismo dell’isolamento, sanno raramente esserle d'aiuto senza giudicare; fanno commenti o danno interpretazioni selvagge: "dovresti essere meno così o più cosà! Non pensi di soffiare sul fuoco? Se è così, è perché l'hai preso per il verso sbagliato”. Anche la vergogna è un’emozione pervasiva: vergogna per non essere state amate, per aver accettato umiliazioni del genere, per aver subito, per non riuscire a sottrarsi al meccanismo perverso, per aver deluso il partner.

Altra emozione molto presente è la paura, tuttavia simile al terrore che, quindi, piuttosto che smuovere la vittima e facilitare reazioni di fuga e tutela personale, la bloccano lì dov’è. Il momento in cui chi subisce violenza riesce a fare esperienza anche della rabbia, poi, è un momento decisivo perché, molto probabilmente, si potrà scatenare una reazione di difesa dei propri limiti violati e superati dalla violenza altrui e dare avvio, così, ad un sano processo di separazione dall’abusante.


La persona abusante ha dei tratti di personalità, spesso, riconducibili al Disturbo di Personalità Narcisistico, caratterizzato dai seguenti elementi:


  • Il soggetto ha un senso grandioso della propria importanza

  • È assorbito da fantasie di successo illimitato, di potere

  • Pensa di essere “speciale” e unico

  • Pensa che tutto gli sia dovuto

  • Ha un eccessivo bisogno di essere ammirato

  • Nelle relazioni interpersonali sfrutta il prossimo

  • Manca di empatia

  • Invidia spesso gli altri

  • Mostra atteggiamenti e comportamenti arroganti

  • Modalità affettiva di tipo predatorio –rapporti di forza sbilanciati


Ciò che sicuramente permea la modalità di vivere la relazione da parte dell’abusante è di certo una tendenza alla perversione. La perversione narcisista è un sistema che permette di evitare l'angoscia proiettando all'esterno tutto ciò che è cattivo. Si tratta di una difesa contro la disintegrazione psichica. Il narcisista presenta una grave difficoltà a rappresentare se stesso come persona con parti “buone” e parti “cattive”, come una persona sana, in grado, invece, di considerarsi realisticamente. Per questo motivo, tutto ciò che sente di cattivo dentro di sé, viene immediatamente buttato fuori e proiettato sull’altro e sul mondo. Essendo, inoltre, incapace di una relazione vera, può vivere in un rapporto solo con un registro perverso, di cattiveria distruttiva. I perversi provano piacere estremo, vitale, di fronte alla sofferenza dell'altro e ai suoi dubbi, così come prendono gusto ad asservirlo e a umiliarlo.


I rapporti cominciano all'insegna del fascino della seduzione (spesso con regali, fiori, eccessive attenzioni e complimenti). Nella strategia perversa non bisogna distruggere l'altro all'inizio, ma sottometterlo poco a poco e tenerlo a disposizione. L'importante è conservare il potere ed esercitare il controllo. Le manovre sono da prima insignificanti, ma diventano sempre più violente se il partner si oppone. Se è troppo docile il gioco non è eccitante. Bisogna che ci sia resistenza quanto basta perché il perverso abbia voglia di portare avanti il rapporto; ma non troppa, perché non si senta minacciato.


Coltivare il dubbio con allusioni e non detti è un modo ingegnoso per tormentare e mantenere il partner in uno stato di dipendenza: l'altro deve agire come vuole il perverso, deve pensare secondo le sue regole. Non è più possibile alcuno spirito critico nella vittima. L'altro esiste solo nella misura in cui resta nel ruolo di doppione che gli viene assegnato. Si tratta di annullare e di negare qualcuno.

Se a una violenza sottile si aggiungono violenze reali fino all'omicidio, è perché il gioco perverso è scappato di mano, dato che il perverso preferisce uccidere indirettamente o, più propriamente, indurre l'altro a uccidersi da solo.


Quello che succede può essere paragonato a ciò che un vampiro fa con la sua preda: succhiarne pian piano l’energia vitale, il sangue, unica fonte di nutrimento per il perverso. Quando non si ha vita, si deve cercare di appropriarsene o, se è impossibile, di distruggerla perché non ve ne sia in nessun luogo. Ecco perché le vittime hanno la sensazione di venire negate nella loro individualità. Ciò che i perversi invidiano nel prossimo è, prima di tutto, la vita. Impongono agli altri la loro visione pessimista del mondo e la loro cronica dimostrazione che il mondo è cattivo, che la gente è cattiva, che il partner è cattivo. Per questa ragione nella maggior parte dei casi i perversi scelgono le loro vittime tra persone piene di energia e che hanno gioia di vivere, come se cercassero di accaparrarsi un poco della loro forza.


Per tenere la testa fuori dall'acqua il perverso ha bisogno di far affondare l'altro” (M.F. Hirigoyen)


A volte, a complicare questo quadro, si innescano fra vittima e carnefice delle vere e proprie dipendenze affettive, relazioni patologiche all’insegna di un continuo innescarsi di dinamiche violente cui è molto difficile porre fine e, dalle quali la stessa vittima non riesce ad allontanarsi. Per approfondimenti sul tema della dipendenza affettiva vi rimando a questo articolo


Se, invece, volete approfondire le tematiche relative alla violenza psicologica vi invito a guardare il video dell’evento Facebook, realizzato in collaborazione con Questioni Morali, andato in onda il 29 Novembre 2020.




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