• paola gaudio

Relazioni efficaci, cosa sono?



Si sente parlare spesso di relazioni malsane, inefficaci, rigide, fino ad arrivare a quelle disfunzionali, patologiche e violente. Ma quali caratteristiche dovrebbe avere un legame salutare ai due membri in relazione? Quali i punti di repere per stabilire se un rapporto sta portando le persone verso una crescita personale o verso lo stallo e il ristagno? 

Ho trovato sempre molto illuminanti, a tal proposito, le parole di Thomas Gordon che, nel suo libro "Genitori Efficaci", redige un "credo" alla base dei suoi Parent Effectiveness Training, training formativi nati con lo scopo di aiutare i genitori a divenire maggiormente efficaci nelle relazioni con i propri figli e facilitatori della loro crescita, partendo dal presupposto che la prima cosa che viene in mente nel caso di problematicità nel comportamento infantile sia  "è colpa dei genitori", ma cosa facciamo realmente per aiutare le mamme e i papà nel loro arduo compito?

Penso che questa filosofia sia applicabile ad ogni tipo di relazione umana e declinabile nei contesti più svariati: dalla relazione amicale fra pari, a quella lavorativa, a quelle affettive fra partner.

"Tu ed io abbiamo un rapporto a cui tengo e che desidero mantenere. Ma ognuno di noi è una persona a sé stante che ha i propri bisogni particolari e il diritto a soddisfarli. 

Quando ti troverai in difficoltà, presterò ascolto con sincera accettazione per aiutarti a trovare le tue soluzioni, invece di dipendere dalle mie. Inoltre rispetterò il tuo diritto ad avere le tue convinzioni e perseguire i tuoi valori, per quanto siano diversi dai miei.

Tuttavia, se il tuo comportamento interferirà con il soddisfacimento dei miei bisogni, ti dirò apertamente e onestamente in cosa mi condiziona, confidando che il rispetto per i miei bisogni e sentimenti ti spinga a cercare di cambiare quel comportamento che per me è inaccettabile. Inoltre, se un mio comportamento sarà inaccettabile per te, spero che me lo dirai apertamente e onestamente, di modo che possa provare a cambiarlo. 

Nel momento in cui dovessimo accorgerci che nessuno dei due può cambiare per venire incontro ai bisogni dell'altro, prenderemo atto che fra noi c'è un conflitto, e ci impegneremo entrambi a risolverlo senza ricorrere al potere o all'autorità per vincere a spese dell'altro. Io rispetto i tuoi bisogni, ma devo anche rispettare i miei. Perciò sforziamoci sempre di cercare una soluzione accettabile per entrambi ai conflitti che inevitabilmente insorgeranno. I tuoi bisogni saranno soddisfatti quanto i miei: nessuno perderà, entrambi vinceremo.

In questo modo, sarà possibile a ciascuno di noi due continuare a crescere come persona attraverso il soddisfacimento dei propri bisogni. Dunque la nostra sarà una relazione sana che darà a entrambi l'opportunità di diventare ciò che potenzialmente siamo. E potremo continuare a essere in rapporto animati da reciproco rispetto, amore e pace."

Irrealistico? Troppo dispendioso? Troppo faticoso da mettere in atto? Di sicuro tutto questo prevede un atto  spesso molto difficile da compiere: una messa in gioco profonda di sé. Vale la pena sforzarsi tanto? Cambiare la prospettiva e mettere gli occhiali dell'altro? Non lo sapremo mai se non provando. 

Personalmente, credo che ne valga davvero la pena. 

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